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gen 27, 2005
Categoria: Laboratori
Inserito da: giovanni

VORREI FARE LA CONSIGLIOLOGA

a cura di Lidia Murè

Fonte: www.ilcavallobianco.it

gen 20, 2005
Categoria: Laboratori
Inserito da: giovanni

PER I RAGAZZI Che sono ENTRATI NELLA CASA DI PINOCCHIO

una lettera del "nostro" Grillo Parlante.....che non scrive quasi mai ma declama versi improvvisati ad ogni occasione pubblica

a cura di Stefano Nicolò Amati

Fonte: www.ilcavallobianco.it

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ABILARTE..... sogni, visioni e impresa sociale

AbilArte..... dreams, visions and social enterprise

 

scarica il booklet del film in formato pdf (pdf 879 kb)

guarda la versione ridotta del film AbilArte su YouTube

 

Vivere è nascere lentamente

Dentro ogni cultura, è riconoscibile la continuità della sequenza "cosmovisione - modelli antropologici - ideali di salute - forme della malattia - modalità di cura".
La cultura coincide fondamentalmente con la fondazione dell'identità, cioè con il processo di separazione tra un ordine e un disordine, tra un dentro e un fuori.
In tal senso, le culture costruiscono persone particolari e specifiche, perfino nelle loro funzioni percettive e cognitive.
A partire da tale consapevolezza, nascono percorsi che valorizzano le differenze, anziché le analogie; che esaltano le identità specifiche, anziché l'omologazione agli stili dominanti; che consentono a tutti il diritto ad elaborare una domanda "ragionevole", ovvero a mettere in circolazione e a disposizione le proprie informazioni, le proprie interpretazioni, i propri suggerimenti.
Tutto ciò si traduce nel riconoscimento di ciascuna persona umana come "portatrice di cultura", cultura come sintesi e percorso in divenire delle proprie personali e peculiari esperienze di vita e di relazione, di malattia e di benessere, di sogni e di desideri.


Proporre un Laboratorio delle diversità sul territorio equivale a sognare un viaggio "impossibile", forse quel viaggio che non faremo mai più, quello che avrebbe potuto farci scoprire paesaggi nuovi e altre persone, che avrebbe potuto aprirci lo spazio degli incontri.
Forse uno dei nostri compiti più urgenti consiste nell'imparare di nuovo a viaggiare, eventualmente nelle nostre immediate vicinanze, per imparare di nuovo a guardare e non semplicemente a vedere, ad ascoltare e non banalmente a sentire. Gustando ogni attimo del nostro vivere come una bibita fresca in un afoso giorno di agosto, goccia a goccia, nella scoperta di tempi diversi dalla frenesia moderna, che non lascia più spazio alle emozioni, ai sogni, a visioni di nuovi mondi possibili.

Impresa Sociale. O, ancora meglio, Intrapresa Sociale, cioè quell'anelito spirituale, intellettuale e corporeo, per cui i sogni sono premessa a nuove visioni del futuro dell'umanità e le visioni sono preludio alla cooperativa sociale.
La strana straordinarietà e stranezza dell'itinerario sperimentale sperimentato è nell'avere coniugato i sogni alle visioni, la creatività al lavoro, la diversità all'impresa sociale.
Ma in tale avventura, Impresa Sociale è molto di più della cooperativa sociale o dell'associazione di volontariato; è il tempo e lo spazio delle passioni civili e culturali dimenticate; è l'incontro inaspettato tra persone spesso emarginate per il loro stato di salute o per la loro origine straniera con altre persone, adulti e bambini, donne e uomini, che scoprono insieme, nel deflagrare della Festa, la loro vocazione innata a gridare, a compenetrarsi nell'abbraccio, a perdersi nel silenzio dei suoni e nell'anemia dei colori.

(a cura di Giovanni Sansone)

 

Living is to be born slowly

Inside any culture it is recognizable the continuity
of the sequence "cosmovision - anthropological models - health ideals - forms of illness - ways of cure".

Culture basically coincides with the foundation of the identity, that is with the separation process between an order and a disorder, between an inside and an outside.

In this sense, cultures build particular and specific persons, even in their perceptive and cognitive functions.

Starting from this consciousness, routes are born which value differences, instead of analogies; which exalt specific identities, instead of conformation to the leading styles; which allow everybody the right to elaborate a "reasonable" question, or to put in circulation and at disposal one's information, one's interpretations, one's advices.

All of this translates itself in the recognition of every human person as "bringer of culture", culture as synthesis and route in process of one's personal and peculiar life and relationship experiences, of illness and well being, of dreams and desires. 

To suggest a Laboratory of diversities over the territory equals to dream an "impossible" voyage, maybe that voyage that we will never do anymore, the one which would have allowed us discover new landscapes and other people, which would have allowed us open to the space of encounters.

Perhaps one of our most urgent tasks consists in learning again to travel, in case in our close vicinities, to learn again to see and not simply to look at, to hear and not banally to listen. Tasting every moment of our living as a fresh drink in a hot day of august, drop by drop, discovering different times from the modern frenzy, which does not leave space to emotions, to dreams, to visions of new possible worlds.

Social Enterprise. Or even better Social Inter-prise, that is that spiritual, intellectual and bodily longing so that dreams are the preface to new visions of the future of humanity and the visions are a prelude to the social co-operative.

The strange specialness and strangeness of the experimental itinerary tested is in having conjugated dreams to visions, creativity to work, diversity to social enterprise.

But in such an adventure, the Social Enterprise is far more than the social co-operative or of the volunteers association; it is the time and space of civil and cultural forgotten passions; it is the unexpected meeting among people often marginalized, for their health state or for their foreigner origin, from other people, women and men, who discover together, in the exploding of the Feast, their innate vocation to shout, to pervade themselves in the embrace, to loose themselves in the silence of sounds and in the anaemia of colours. 

written by Giovanni Sansone
translation by Antonio De Honestis