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ago 23, 2017
Categoria: Tutti in Campo
Inserito da: giovanni
mar 17, 2016
Categoria: Recensioni
Inserito da: giovanni

Recensione della cinquantesima ed ultima puntata di “Attraverso lo Specchio”, trittico “Speciale Bielorussia”, un completamento

a cura di Antonio De Honestis

 

Sansone & co. si congedano dal loro pubblico con quest’ultima puntata di “Attraverso lo Specchio”, andata in onda ieri sera su Lazio TV, sulle note malinconiche del capolavoro della musica italiana “Volare”, una serata che ha visto gli amati ospiti dalla Bielorussia emozionati cantare le nostre canzoni, per un dialogo tra le nostre culture che abbatte ogni muro, la testimonianza di un’integrazione possibile che passa “Attraverso lo Specchio”.

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nov 21, 2007

Conferenza Internazionale Minsk 2007


 

LA NOSTRA RELAZIONE per la
Conferenza Internazionale
"L'inserimento sociale, la riabilitazione e l’integrazione nella società delle persone con disturbi psicofisici"
Minsk, 28-29 Novembre 2007

In anteprima la bozza con le linee-guida dell'intervento a Minsk
del Presidente dell'Associazione Gaia Carletti
e del nostro regista teatrale Giovanni Sansone

Categoria: I Bambini di Begoml
Inserito da: giovanni

INTEGRAZIONE SOCIALE, CULTURALE E LAVORATIVA DELLE PERSONE CON DISABILITA' MENTALE, PSICHICA E PSICHIATRICA: PERCORSI ANTROPOLOGICI DI DEISTITUZIONALIZZAZIONE


Relazione a cura di:

Dott.ssa Gaia CARLETTI
Operatore socio-culturale - Psicomotricista-Cultore di diritto- Presidente Associazione Volontari "Il Cavallo Bianco" - Presidente Cooperativa Sociale Integrata "Matrioska"

Dott. Giovanni SANSONE
Antropologo- Psicomotricista- Regista Teatrale- Direttore Contact Center Integrato SuperAbile INAIL

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1) La situazione legislativa attuale in Italia per le persone con disabilità

Prima di affrontare la tematica relativa alla disabilità mentale e psichica e al disagio psichiatrico, appare opportuno effettuare una breve premessa storico-legale legata al percorso che l'idea sociale di follia ha avuto in Italia dalla istituzione dei Manicomi ad oggi. La Legge 36 del 1904 ha istituito i manicomi quali luoghi di custodia di persone affette per qualunque causa da alienazione mentale quando siano pericolose a sé o agli altri e riescano di pubblico scandalo e non siano e non possano essere convenientemente custodite e curate fuorché nei manicomi (Art. 1).
Scopo primario del legislatore, per una migliore tutela della Società, era certo quello di contenere la pericolosità della persona alienata, ponendo in secondo piano l'esigenza primaria di tali soggetti di essere seguiti e curati in modo adeguato.
L'Art. 2 prevedeva che l'ammissione degli alienati nei manicomi deve essere chiesta dai parenti, tutori o protutori, e può esserlo da chiunque altro nell'interesse degli infermi e della società. Facile desumere che l'internamento poteva essere richiesto da chiunque. Di fatto era autorizzato, in via provvisoria, dal pretore sulla base di un semplice certificato medico. Successivamente, trascorso un periodo di osservazione di circa un mese, il Tribunale in base alla relazione del direttore dellOspedale Psichiatrico, sanciva il ricovero definitivo. A questo punto, l'internato diventava per la società un interdetto e, in quanto tale, privato dei diritti civili e il provvedimento di interdizione era considerato allo stesso modo di una condanna per reati penali. Anche nell'ipotesi di avvenuta guarigione dell'interdetto, la procedura di dismissione era molto complessa, tanto più che della dismissione stessa rispondeva, anche penalmente, lo stesso direttore dell'Ospedale Psichiatrico. L'ammissione in Manicomio e, quindi, il ricovero negli Ospedali Psichiatrici era estremamente facile per tutti coloro che in qualche modo risultavano sgraditi alla società, mentre la dismissione era praticamente impossibile. Non è un caso che nei Manicomi italiani fossero ricoverati molto spesso, oltre ai malati psichici, anche barboni, alcolisti, minori con disagio mentale, orfani e bambini abbandonati dalle famiglie, e tutti coloro che in qualche modo risultavano scomodi a parenti e conoscenti, con la conseguenza che le persone che non avevano patologie mentali, per adeguarsi all'ambiente, finivano col funzionare come pazienti psichiatrici. Tale fenomeno è noto come quello dei "bambini istituzionalizzati". E' doloroso constatare che, ancora oggi, in molte Nazioni esistono strutture di questo tipo. La vera rivoluzione nel campo della legislazione psichiatrica in Italia si ebbe con la Legge 180 del 1978 (detta anche Legge Basaglia), che ha introdotto, oltre alla chiusura degli Ospedali Psichiatrici, un profondo cambiamento culturale volto al riconoscimento dei diritti del paziente, a partire dalla qualità della vita. Si tratta, in particolare, di una legge speciale, frutto del lavoro tenace di Franco Basaglia, direttore prima dell'Ospedale Psichiatrico di Gorizia e poi dell'Ospedale Psichiatrico di Trieste.
All'indomani della emanazione della Legge 180, si sviluppò in Italia un grande dibattito intorno alla chiusura non immediata dei Manicomi ed alla futura nascita di Servizi psichiatrici territoriali volti a curare e non più a segregare. Le critiche principali mosse alla Legge Basaglia erano legate soprattutto al fenomeno dell'abbandono, che immediatamente è stato percepito, con l'uscita nel territorio di una moltitudine di persone, un tempo ricoverate e, quindi, invisibili. Le famiglie degli stessi malati psichici, poste per la prima volta di fronte alla necessità di gestire il matto in casa, spesso aggressivo nei loro confronti, hanno avvertito una sensazione di grave disagio e, in assenza di una valida alternativa, si sono riunite in Associazioni, per fare fronte comune e porre rimedio alla situazione di emergenza, che si era venuta a creare.
La Legge Basaglia è una legge quadro, che indica dei principi di base, che si rifanno al diritto di cittadinanza per tutti e alla presa in carico della persona da parte della Comunità locale. Infatti, oggi, in Italia l'organizzazione dei Servizi per la salute mentale è rimessa prevalentemente alle Regioni. Ogni Regione, quindi, ha autonomamente emanato proprie leggi per determinare le linee- guida e l'organizzazione dei Servizi per la salute mentale.

In Italia, è stato avviato da circa trenta anni un processo di integrazione culturale di persone con disabilità mentale, psichica e disagio psichiatrico. Le realtà associative territoriali operano in ambiti diversi e complementari, ma con la comune attenzione alla dignità della persona.
Affinchè anche il lavoro svolto in Italia non rischi di confinarsi in un'autoghettizzazione, si ritiene opportuno ed indispensabile far "esplodere" le situazioni emarginate ed emarginanti a livello europeo. Per tutta l'Europa, è fondamentale ripensare i Servizi rivolti alla persona con disabilità in modo nuovo e diverso. Non solo le realtà specificatamente assistenziali (pubbliche e private) devono essere aperte alla disabilità, ma anche le Associazioni culturali ed ambientaliste, nonchè la gente comune. L'attenzione alla diversità della persona con disabilità psichica ovvero con disagio psichiatrico vuole essere uno spunto per una riflessione più globale sulla diversità e sulla peculiarità di ogni persona umana.

Nel percorso legislativo italiano, fondamentale è stata la Legge 381 del 1991, che ufficialmente riconosce l'esistenza delle Cooperative Sociali, cioè quelle Cooperative formate da almeno il 30% di lavoratori con disabilità. In effetti, le prime Cooperative Sociali sono nate in Italia all'inizio degli anni 70, molte proprio riutilizzando i locali dei Manicomi che venivano chiusi. Oggi, in Italia, esistono oltre 2.400 Cooperative Sociali di inserimento lavorativo, che occupano pi di 60.000 lavoratori, con un giro d'affari di circa 1,5 miliardi di Euro.
Il modello italiano di Cooperativa Sociale è stato riconosciuto recentemente dall'Unione Europea come un efficace modello per favorire l'integrazione sociale e lavorativa di persone con gravi disabilità. Infatti, una Direttiva Europea del 2004 sancisce la possibilità per le Pubbliche Amministrazioni di effettuare Gare d'appalto, che prevedano una clausola sociale: in questo modo, si permette alle Cooperative Sociali di competere sul Mercato con le grandi Aziende, orientate troppo spesso alla ricerca del guadagno e raramente alla creazione di occupazione, favorendo l'inserimento lavorativo delle persone con disabilità. La persona con disabilitànelle Cooperative Sociali trova risposte ad altri bisogni, che un ordinario posto di lavoro è non in grado di garantire, soprattutto nelle situazioni pi gravi. Allo stesso tempo, la Cooperazione Sociale può costituire una mediazione vera e concreta tra Stato e Mercato, unendo i vantaggi di efficienza ed economicit tipici di una impresa privata nel quadro di un equilibrio sociale e solidale, che nessun'altra forma di impresa in grado di assicurare.

La legislazione italiana degli ultimi anni, soprattutto in tema di disabilità, stata influenzata dalle novità concettuali diffuse a livello mondiale, in particolare fondamentale la nuova definizione della disabilità. La ICIDH (International Classification of Functioning ans Disability 2) è una revisione della Classificazione realizzata per la prima volta nel 1980 ed stata ufficialmente pubblicata dal WHO-World Health Organisation come ICF (International Classification of Functioning, Disability and Health) il 15 novembre 2001, dopo 7 anni di sforzi e di impegno, con la attiva partecipazione di esperti di 65 paesi. LICF stata accettata da 191 paesi, quale standard internazionale per classificare il funzionamento, la salute e la disabilità delle persone in tutto il mondo e rappresenta una sfida alle idee correnti su come viene percepita la salute e la disabilità. Mentre gli indicatori tradizionali si basano sui tassi di mortalità della popolazione, l'ICF è focalizzato sulla vita: come le persone vivono le proprie condizioni di salute e in che misura queste possono essere migliorate, per raggiungere una vita produttiva e piena di soddisfazioni. Ha, quindi, delle implicazioni sia per quanto riguarda la pratica medica sia per la legislazione e le politiche sociali, che dovranno mirare a migliorare l'accesso e la cura, sia infine per la protezione dei diritti dei singoli individui. ICF modifica il modo in cui va interpretata la disabilità, che non viene presentata come il problema di un gruppo minoritario, non come è riferita alle sole persone la cui disabilità è visibile, ma come la non possibilità di alcuni a partecipare attivamente alla società. Nell'ICF si prendono in considerazione le implicazioni sociali della disabilità e si definisce un meccanismo per documentare l'impatto dell'ambiente fisico e sociale sulla capacità di funzionamento della persona. Fornisce una classificazione per lo studio e la comprensione degli stati funzionali associati alle condizioni di salute (ad esempio, malattie, disturbi, lesioni, traumi o altri stati correlati alla salute), servendo da modello di riferimento per l'organizzazione delle informazioni con lo scopo di fornire un linguaggio standard e unificato.
Questo sistema di classificazione copre tre dimensioni:
- Funzioni e Struttura del corpo
- Attività e Partecipazione
- Componente ambientale
E' opportuno considerare un glossario di alcuni termini, che possono migliorare la comprensione degli ambiti di cui si parla.

Condizione di salute è un'alterazione o un attributo dello stato di salute di un individuo, che può portare a stress, interferire con le attività quotidiane; può trattarsi di una malattia (acuta o cronica), di un disturbo, di una lesione o di un trauma, oppure riflettere altri stati correlati alla salute come la gravidanza, l'invecchiamento, lo stress, un'anomalia congenita o una predisposizione genetica.

Menomazione è Il termine indica una perdita o una anormalità di una parte del corpo, di una struttura, o di una funzione corporea, cioè di una funzione fisiologica. Qui il termine anormalità viene usato solo ed esclusivamente per indicare uno scostamento significativo rispetto a norme statistiche stabilite.

Attività. Viene introdotta la dimensione delle attività al posto del termine Disabilità (il quale continua ad essere usato, radicato in ambito legale, in politica sociale ed in altre importanti aree del mondo), per approfondire e ribadire il concetto di condizione attiva e non di privazione e di mancanza. Le attività comprendono funzioni fisiche semplici ed elementari, funzioni mentali elementari e complesse, attività fisiche e mentali a vari livelli di complessità.

Limitazione dell'attività. Questo termine si riferisce alla difficoltà che riguarda l'esecuzione, la realizzazione o il compito di un'attività a livello dellindividuo.

Partecipazione. L' Handicap stato riformulato come Partecipazione, introducendo una connotazione e una concezione positiva della dimensione. La dimensione della partecipazione classifica le aree della vita in cui un individuo coinvolto, ha accesso, ha opportunità sociali o incontra barriere.

Restrizione della partecipazione: uno svantaggio riguardante un individuo con una menomazione o una limitazione dell'attività, che viene creato o aggravato da alcuni aspetti dei fattori contestuali, cioè dei fattori ambientali o personali.

Fattori ambientali. Questi fattori hanno un impatto su tutte le dimensioni e sono organizzati secondo un ordine, che va dall'ambiente più vicino alla persona a quello più generale e comprendono il mondo fisico e le sue caratteristiche, il mondo fisico creato dall'uomo, le altre persone in rapporti e ruoli diversi, atteggiamenti e valori, sistemi sociali e servizi, politiche, regole e leggi.

2) Follia e integrazione nella Comunità

La persona con disabilità mentale e psichica, questa oscura figura, dalla personalità indefinita, dal comportamento imprevedibile e talvolta temibile, determina nelle persone che la incontrano atteggiamenti irrazionali indotti da stereotipi e pregiudizi assimilati nel contesto sociale. A tal proposito, è documentato come, nel corso della storia, la malattia mentale fu oggetto di varie e talvolta fantasiose interpretazioni, alimentate da leggende, superstizioni e credenze popolari, che ne hanno condizionato il giudizio ed i comportamenti verso qualunque devianza dalla normalità.
E' inquietante come, nella chiassosa e narcisistica società del progresso e dell'informatizzazione, dove, per fare un esempio, Internet può favorire lo scambio di conoscenze, permettere relazioni virtuali e frequenti contatti, azzerando quasi i limiti di spazio e di tempo ed abbattendo i costi, alcune persone vivano ancora ai margini della partecipazione e del coinvolgimento pubblico poichè, ritenute inabili, non sono fornite di strumenti e metodologie per una piena e partecipata presenza nel contesto sociale.
E' sconcertante appurare come, dal Medioevo ad oggi, la percezione della figura del folle non sia mutata: oggi come allora, è una figura di confine, messa al bando rispetto alle ragioni sociali. L'approccio etnocentrico, che caratterizza ciascuna società o gruppo, interpreta ogni mancata adesione alle latenti regole dell'appartenenza come una manifestazione della diversità. L'adesione ai valori ed alle concezioni, in accordo alla cultura di appartenenza, un processo di razionalizzazione conveniente, che determina la tranquillità di agire in modo corretto. Affidarsi ad essa, infatti, permettendole di guidare l'azione, esime dall'ansia delle scelte, permette di risparmiare l'energia da investire nello studio e nell'interpretazione della realtà, semplifica le visioni del mondo, riducendole ad un dualismo consueto fra ciò che giusto, normale, valido, contrapposto a diverso, inquietante, rischioso, generando automaticamente la contrapposizione fra noi e gli altri, normalità e diversità.
La persona che diverge dai normali rientra, quindi, automaticamente negli altri del citato dualismo, gli anormali. Il reale problema del singolo soggetto normalizzato la paura di interfacciarsi con la persona con disabilità mentale e psichica, poichè ha il timore di scatenare, involontariamente, reazioni negative o di non essere in grado di sostenere un confronto, interpretando come chiusura, distacco, alienazione un atteggiamento che può essere determinato dall'inibizione e trascurando che, in una relazione, in un contatto, anche il silenzio può essere denso di significati. Si possono, infatti, scegliere altri linguaggi per comunicare, che non siano quelli più solitamente usati: verbale, non verbale e paraverbale. La maggior parte delle comunicazioni avviene attraverso canali consueti e fra soggetti, che rispondono reciprocamente alle aspettative di ruolo e alle attese. Il rapporto fra e con persone diverse potrebbe avvenire al di fuori di questi schemi.

Ci si è mai chiesti come una persona con disabilità mentale trascorra le proprie giornate? Cosa ama fare, cosa pensa? Se ama qualcuno ed ha dei progetti? Se ha ambizioni da perseguire? Ai più tutto ci è sconosciuto, o, ancora più tristemente, non interessa. Molti preferiscono pensare che la disabilità sia l'elemento dominante e, pertanto, sufficiente a caratterizzare profondamente una persona, con la rapida conclusione che è inadatta a vivere le attività che i normali svolgono durante la propria esistenza. La persona viene identificata soltanto con i suoi problemi, dimenticando che ogni persona umana è fatta di sogni, desideri, aspettative e progetti di vita. L'elemento fondamentale, che può abbattere il muro dell'incomprensione, che può contribuire a sfatare il mito del diverso, il contatto, la conoscenza reciproca, la contaminazione.
L'incontro con l'altro richiede coraggio, intelligenza, capacità di mettersi in discussione, comprensione e dialogo. L'incontro con l'altro non solo permette di entrare in contatto con un essere altro da sè, ma rimanda anche a se stessi, stimolando la riflessione sul proprio modo di agire, sulle proprie abitudini, su ciò che si dà per scontato e che invece scontato non è. Ci sono molti modi per fare, diverse sfaccettature nell'osservare, numerosi punti di vista da valutare e, spesso, ciò che sembra univoco si rivela essere meno valido di un approccio ritenuto inizialmente inconsueto, anomalo, folle. Non c'è un'interpretazione della realtà più vera di un'altra, ci sono interpretazioni, letture, esternazioni, che hanno senso e valore per una persona in un contesto ed in un tempo. La valorizzazione del concetto di relativismo passa attraverso la tutela del diritto alla propria unicità e alla manifestazione delle differenze individuali. La sperimentazione dello strumento dellarte quale terapia di relazione può essere uno spunto per una riflessione più globale sulla diversità e sulla peculiarità di ogni persona.
In questo contesto, il concetto di diversità riguarda tutti: ogni individuo portatore di un'esperienza assolutamente unica ed irripetibile e per questo preziosa risorsa per l'altro. La diversità, quindi, è intesa non più come elemento di connotazione negativo, quanto come una diversa modalità di esperire la realtà e di interpretarla. Ogni persona è portatrice di cultura e di arricchimento. Sebbene la persona con disabilità sia resa svantaggiata dalla Società in alcune particolari situazioni, il disagio determina contemporaneamente un affinamento di altre qualità fisiche, intellettive o spirituali, strumenti di decodifica della realtà diversi da quelli solitamente usati dalle persone normodotate.
Ogni persona, sia essa disabile o normodotata, va considerata singolarmente, nella sua unicità, che non è data in modo definitivo, ma è resa da un processo più vasto, in continuo ed incessante divenire, soggetta a trasformazione per le interazioni con il mondo circostante, la convivenza con i propri simili, e, soprattutto, il confronto con i propri dissimili.

3) L'approccio dell'Antropologia alla diversità umana

Le persone con insufficienze mentali sono ritenute, anche in studi recenti, capaci solo di manifestazioni di pensiero pre-logico, dal punto di vista cognitivo; egocentrici e dipendenti dal punto di vista sociale. Si tratta di valutazioni spesso esatte, che tuttavia sottintendono a volte un giudizio di valore negativo rispetto alla persona adulta ritenuta normale: si constatano manifestazioni proprie del carattere infantile e, quindi, se non proprie di un essere inferiore, quantomeno non sviluppato nè capace di compiuto sviluppo. Ne deriva che la persona che non è in grado di raggiungere una sufficiente autonomia, con l'uso di capacità logico-astratte e di scelte libere e responsabili, da considerarsi persona non completa e, quindi, non compiutamente educabile. L'isolamento sociale, in Istituti e anche spesso nelle famiglie, rafforza l'opinione che si tratti di persone con non-personalità e favorisce comportamenti di scarso interessamento e attenzione per loro. L'approccio tra persona e persona è quasi tutto fondato sulla comunicazione verbale ed è, pertanto, difficilmente fruibile da chi non ha categorie logiche sviluppate.
Il francese Bissonier afferma che "adulto si può definire colui che ha realizzato il meglio nelle sue capacità di evoluzione che gli permette di raggiungere la maturità di cui suscettibile".
Per Karl Delacato e la sua èquipe dell'Istituto di Filadelfia e per il neurologo Fay, il cervello umano è il prodotto di una evoluzione. E' come se nel nostro cervello fosse scritta senza errori ortografici tutta la storia biologica dell'uomo, ma sepolta dentro ciascuno di noi. Fummo pesci e poi rettili e infine mammiferi. Nuotammo, strisciammo e, quindi, camminammo a quattro zampe, senza parlare e scrivere, prima di alzarci in piedi, marcare la scrittura, trasformare due zampe in gambe e due in braccia, assegnare ad ogni braccio, ad ogni mano una funzione diversa, permettere alla mano di uccidere e di scolpire la roccia, di scrivere e di ricordare ciò che è scritto. Ogni nuova fase di questa evoluzione è restata scolpita nel cervello a una profondità gelosa e segreta, così che l'Uomo porta con sè tutto il passato della specie, in attesa che qualcuno la sveli.
Si può dire che ogni movimento del corpo, delle membra, dei sensi è un processo di apprendimento.
Il bambino, muovendosi nella culla, camminando successivamente carponi, progressivamente impara a distinguere lo spazio dal tempo, a misurare l'uno e l'altro. Acquista, per così dire, una tecnica dell'apprendimento sempre più complessa, mano mano che cresce. Ma queste azioni che egli compie strutturano anche il cervello, ne condizionano la sua maturazione.
L'antropologo Leroi-Gourhan, nel libro "Il gesto e la parola", descrivendo l'evoluzione umana dal pesce dellEra primaria all'uomo dell'Era quaternaria, parla di una serie di liberazioni successive: quella dell'intero corpo rispetto all'elemento liquido; quella della testa rispetto al suolo; quella della mano rispetto alla locomozione; quella del cervello rispetto alla maschera facciale. Leroi-Gourhan afferma che il mondo vivente matura da una all'altra, operando una scelta di forme pertinenti: una lunga strada in regolare ascesa, in cui ogni liberazione segna un'accelerazione sempre più notevole. In questa concatenazione, le forme pertinenti sono quelle che, in ogni momento dello svolgimento, presentano l'equilibrio migliore, sotto il triplice aspetto della nutrizione, della locomozione e degli organi di relazione, nella mobilità e nella vivacità, caratteristiche fondamentali delle specie scelte per dimostrare la progressione ascensionale del mondo vivente. L'acquisizione dello spazio e del tempo, caratteristica dominante dell'Uomo,è  impronta di tutte le testimonianze scelte per illustrare la sua ascesa. La mobilità potrebbe essere considerata l'elemento importante della evoluzione verso l'uomo. I paleontologi non lo hanno tralasciato. Era tuttavia più naturale prendere come caratteristica dell'Uomo l'intelligenza che non la mobilità, per cui le teorie si sono basate in primo luogo sulla preminenza del cervello, il che, soprattutto dai Primati in poi, ha spesso falsato linterpretazione dei fossili.
La conquista dell'aria libera, l'affrancamento dalla reptazione, l'accesso alla bipedia costituiscono altrettanti temi assai bene studiati da quasi un secolo; ma comunque significativo il fatto che, appena trenta anni fa, si sarebbe accettato quasi più facilmente un quadrupede con cervello già umano, che un bipede cerebralmente in ritardo come l'Australopiteco. Questo punto di vista cerebrale dell'evoluzione oggi appare inesatto: esiste una documentazione sufficiente a dimostrare che il cervello si è avvantaggiato dei progressi dell'adattamento locomotore, anzichè provocarli.
Nasce la necessità di riappropriarsi della propria Storia come Uomo e come Collettività, nella riscoperta e nel recupero di quei linguaggi non verbali sepolti, nella educazione dell'Essere-Corpo.
Lo spazio non viene inteso più soltanto come spazio metrico, ma anche come spazio sensibile. E' uno spazio di movimento, di colori, di suoni, di odori e di sapori, di buio e di luce, interno ed esterno, di tono muscolare e di percorsi-traccia.
Ogni persona portatrice di una sua storia corporeo-sensoriale, che bisogna imparare a leggere, per continuare a scrivere insieme, nella sua lingua, in quella lingua sepolta nella memoria del corpo di ognuno. L'obiettivo pedagogico è, quindi, lo sviluppo della personalità  nella rivalutazione dell'entità corpo-sensoriale come elemento diverso e comune (la diversità come norma) e, quindi, come presupposto alla socializzazione e non alla massificazione. Ad ogni cosa del mondo fisico corrisponde un suono, che quello dell'energia che lo anima. Il movimento è espressione vitale e, quindi, traccia (sonora, cromatica, plastica) in evoluzione nello spazio, che crea intorno a sè per irradiazione.
Vivere è tracciare nel vuoto, sonoramente, graficamente, con la propria forma, destinata alla comunicazione già nell'esplicitazione delle sue caratteristiche fisiche: noi siamo il nostro corpo-traccia.
E' bene precisare che globalità dei linguaggi non va preso come sinonimo di globalità dei linguaggi non verbali, con esclusione della parola dalle attività, ridotte a giochi ripetitivi e senza senso, mentre la parola rimane esclusivo appannaggio di altri momenti. Altresì, non vanno nemmeno demonizzati ovvero esaltati linguaggi artificiali quali quello delle videoimmagini e quello dei computers. Essi vanno ridimensionati e posti al servizio della persona, nel tentativo di integrare e dare corpo alle costruzioni fantasmatiche del profondo di ognuno. Far riaffiorare il sommerso della persona significa aiutarla a prendere coscienza dei propri limiti e delle proprie potenzialità, magari continuando ad usare i propri schermi, ma con la coscienza dei filtri personali in gioco.


4) Il Laboratorio di attività espressive, creative ed artistiche come percorso di antropologia teatrale

L'esperienza laboratoriale è proposta come un cammino di riscoperta antropologica del proprio Essere-Corpo, dell'essenza Uomo. Dal confronto con dinamiche primigenie dellUniverso quali il buio e la luce, parte un'attività di drammatizzazione, intesa nel senso più ampio del termine: contatto con la realtù esterna, interiorizzazione, dialettica interno-esterno, esteriorizzazione tramite il segno cromatico, il corpo, il gesto, la parola; tastando e misurando il tempo e lo spazio, con il fine dell'appropriazione di essi la più completa possibile.
Nell'ambito del Laboratorio, tutti i partecipanti sono stimolati nel riconoscere gli altri come portatori di ricchezze intellettuali e spirituali, che non si posseggono singolarmente; più strumenti diversi portano a cogliere sfaccettature e sfumature della stessa realtà altrimenti in ombra; è a questo punto che si attua la sinergia, ad uno stimolo comune ognuno reagisce diversamente, e, diversamente, lo interiorizza per poi esteriorizzarlo nel disegno, nella pittura, nella scrittura, nella musica, nella fotografia e nel teatro, che si fa contenitore di tutte queste esperienze. L'Arte possiede il potere trasformativo dell'atto creativo e genera una cultura dell'incontro e della reciprocità. L'obiettivo finale è quello di riuscire ad armonizzare la propria peculiare diversità con se stessi e con la diversità degli altri, nell'interscambio reciproco e solidale.

L'esperienza specifica sviluppata tra Italia e Bielorussia, un percorso di condivisione e scambio tra l'Internato di Begoml e l'Associazione Volontari "Il Cavallo Bianco" di Roma, è stata incentrata intorno alle dinamiche primigenie dellUniverso, in una ricerca multidisciplinare sul tema della nascita. Tale tema, strutturato intorno alla favola di Pinocchio, ha posto al centro le mille ed una nascite e rinascite del burattino di legno, fino alla conclusiva nascita, che coincide con la fuoriuscita da un ventre materno, quello della grande balena, la mamma del mare. Pinocchio è il diverso per antonomasia fin dalla sua nascita. E' una nascita mai avvenuta e codificata, che cerca in vari eventi di farsi Carne, di entrare nella Storia. La difficoltà della riuscita è da riscontrarsi in un mondo esterno prevenuto rispetto al diverso. Ma lo stesso emarginato Pinocchio emargina, ad esempio, il Grillo Parlante, proponendo una interessante antilettura dell'eroe positivo, che, trovandosi, per una volta, in una situazione di predominio rispetto all'altro, diventa anche egli un personaggio che discrimina ed emargina. Tale riflessione è stata importante da rivolgere a se stessi, anche da parte delle persone con disabilità coinvolte nel Laboratorio, che, oltre a proporre le proprie esperienze di emarginati, hanno provato a raccontare anche come un emarginato può emarginare gli altri.
Il confronto tra la favola italiana e la favola bielorussa ha costituito l'occasione per un viaggio culturale, psicoanalitico ed antropologico nei miti di fondazione dei popoli italiano e bielorusso, nella riscoperta e nello scambio di rinnovate costruzioni fantasmatiche e di riti antichi.
Entrare in contatto con l'altro, l'apparentemente incomprensibile, libera dalla paura generata dalla non conoscenza. Se si riesce a penetrare nella dimensione del diverso, ad esperire la realtà attraverso i suoi sensi, anche la follia sarà riconosciuta, sarà più vicina e comprensibile ed entrerà a far parte della normalità.
Il Laboratorio non vuole essere un'isola felice, una fuga dalla realtà. Pur dando ampio spazio alla ricerca interiore e alle dinamiche di gruppo, il Laboratorio cerca di insinuarsi sul Territorio e nella Comunità locale, come problema e come proposta. Si ritiene che, nell'epoca dell'usa e getta, sia venuta meno l'attenzione a ciò che c'è dietro l'oggetto, soprattutto persone con una propria dignità umana. Ecco allora l'importanza di presentare il processo come prodotto, per ridare pregnanze significanti diverse alle cose e alle persone che quelle cose hanno prodotto. importante arrivare alla fine di ogni tappa del percorso laboratoriale alla organizzazione di una grande Festa (lhappening teatrale e culturale), così come accaduto con Pinocchio nel paese delle meraviglie, proposto alla gente comune per otto volte nel corso di cinque anni.
L'idea dell'happening teatrale e culturale proviene dalla convinzione che, prioritariamente rispetto ai dibattiti e alle grandi riflessioni comuni, sia necessario proporre alla gente comune occasioni di incontro: attraverso l'aggregazione nella Festa, in giornate aperte anche agli emarginati, si può cominciare ad arginare la paura del diverso, che poggia le sue basi nella non-conoscenza dei problemi sociali. Ci significa lanciare un ponte tra la gente comune, per lasciarsi più spesso e più facilmente coinvolgere dalla diversità. La Festa è un incontro tra persone che hanno voglia di gridare, di giocare, di stare insieme e di conoscersi. Persone che non hanno mai avuto il coraggio di dire tutto quello che hanno dentro e persone emarginate da sempre perchè diverse. Il concetto di Festa teatrale è alla base degli studi antropologici e della maggior parte delle avanguardie teatrali (in Artaud, in Grotowski e nel teatro dellOdin di Barba). Ciò chiaramente non può restare peculiarità del teatro in quanto tale, o mero esercizio intellettuale in una zona di liminale, ma deve espandersi alla quotidianità di ognuno. E' necessario, quindi, un capovolgimento profondo, che prima di tutto faccia giustizia del preconcetto di considerare persona solo chi è razionale e capace sempre di scelte responsabili e libere.

La proposta laboratoriale costituisce una metodologia di approccio alla diversità ed un concreto percorso per una effettiva integrazione sociale, culturale e lavorativa delle persone con disabilità. Integrazione è concetto diverso da inserimento, perchè, mentre l'inserimento (al lavoro, alla società, alla cultura) è semplicemente tolleranza ed accesso a diritti e doveri comuni a tutta una Società, l'Integrazione presuppone l'esistenza di una Comunità che si riconosca composta di tante singole e specifiche diversità, che hanno necessità dell'incontro e dello scambio, nella reciprocità e nella condivisione della ricerca del modello di inclusione di tutti i componenti della Comunità, comprese le persone con disabilità. Alla base del processo di integrazione è necessaria la metodologia di intervento sociale, che viene definito lavoro di comunità. Il lavoro di comunità ha un legame diretto con termini quali sviluppo locale e cura, ma ne riafferma anche altri come democrazia, consenso sociale, partecipazione. E' il frutto di una costruzione delicata di equilibri e chiama a protagonisti i cittadini resi corresponsabili della loro Comunità locale. Fare di una Comunità l'attore del proprio sviluppo è un processo dinamico, che sollecita un'animazione di Comunità, volta a recuperare disagio e sviluppare senso di identificazione e una mobilitazione di cittadinanza attiva, che concorre a definire le visioni, le strategie e le politiche del cambiamento.

5) Progetto Pinocchio - Casa delle Arti e dei Mestieri per adolescenti con disabilità psichica

L'Associazione Volontari "Il Cavallo Bianco" è un' Organizzazione di volontariato costituita esclusivamente da volontari con e senza disabilità. Non persegue scopo di lucro, come si evince anche dall'Atto Costitutivo e dallo Statuto redatti e registrati ai sensi della Legge-Quadro sul Volontariato 266 del 1991.
L'Associazione Volontari "Il Cavallo Bianco" è nata nel 1988 dall'incontro tra giovani con e senza disabilità mentali e/o disagio psichiatrico, come ipotesi di Laboratorio permanente delle diversità sul territorio. Le diversità fisiche, psichiche, psichiatriche, sensoriali, culturali, filosofiche, politiche, religiose, etniche ed economiche non sono considerate come motivo di discriminazione ed emarginazione, ma divengono occasione di scambio reciproco e crescita comune, nell'ascolto dell'altro. I giovani con e senza disabilità dell'Associazione sono persone che cercano di vivere quotidianamente una cittadinanza partecipata, individuando i problemi del territorio e proponendo concretamente delle soluzioni di convivenza pacifica ed interculturale.
L'Associazione Volontari "Il Cavallo Bianco" opera per un graduale passaggio da una mentalità diffusa che vede la persona con disabilità come oggetto di assistenza ad una cultura nuova, che riconosca il valore di ogni diversità, valorizzando la persona con disabilità come soggetto di cittadinanza attiva.

Dal 1995, l'Associazione Volontari "Il Cavallo Bianco" accoglie anche periodicamente in Italia i bambini bielorussi provenienti dall'Internato per persone con oligofrenia di Begoml. I legami instaurati dalle famiglie e dai volontari italiani con i bambini dellOrfanotrofio di Begoml, soprattutto in considerazione della particolarità dei minori bielorussi ospitati (bambini con disabilità psichiche e mentali), hanno coinvolto gradualmente l'Associazione in azioni umanitarie sul territorio bielorusso. In particolare, l'Associazione ha rilevato nel tempo che molti bambini di Begoml, anche prima della maggiore età, vengono trasferiti in Istituti Psichiatrici a lunga degenza, dove trascorreranno gran parte della propria vita. Avendo visitato tali luoghi e conoscendo personalmente alcuni dei bambini ivi internati, l'Associazione ha deciso di avviare un primo esperimento di Casa-famiglia per ragazzi con disabilità psichica. Attraverso attività creative ed artistiche, nonchè attraverso proposte di sviluppo dell'autonomia e di recupero delle residue potenzialità di ciascun individuo, si intendono fornire valide alternative:
- all'internamento in Istituti Psichiatrici dei bambini e dei ragazzi con maggiori difficoltà
- alla difficoltà di inserimento nella Società di coloro che pur hanno avuto l'opportunità di frequentare per un anno la Scuola Professionale
- alla microcriminalità giovanile, in cui possono essere coinvolti quei ragazzi con scarsi strumenti culturali e debolezza di carattere e volontà

A tal fine, stato predisposto un Protocollo di Intenti, che è stata approvato e firmato da Istituzioni pubbliche e private bielorusse e italiane. In tal senso, soprattutto le Amministrazioni Pubbliche coinvolte, si impegnano a valutare gli obiettivi raggiunti e ad assimilarne i risultati in riferimento ad una graduale deistituzionalizzazione dei minori con disabilità.
Il progetto "Pinocchio - Casa delle Arti e dei Mestieri per adolescenti con disabilità psichica" prevede la sperimentazione di modelli di intervento sociale innovativi, il trasferimento di buone prassi e metodologie da assimilare nella legislazione bielorussa, al fine del raggiungimento dell'obiettivo principale: il superamento della istituzionalizzazione psichiatrica di bambini e ragazzi con problemi psichici o con disagio sociale.
Il Protocollo stato approvato e firmato da:
1) Presidente Provincia Docksciezi Bielorussia
2) Sindaco di Begoml Bielorussia
3) Direttore Internato di Begoml Bielorussia
4) Comune di Roma (Ufficio Consigliere Delegato dal Sindaco per Handicap)
5) Presidente IX Municipio Comune di Roma
6) Dirigente 27 Circolo Didattico Scuola G. Cagliero - Roma
7) Parroco Parrocchia S. Stanislao - Roma
8) Associazione Volontari "Il Cavallo Bianco" - Roma
Il Protocollo è stato approvato e firmato nel mese di Luglio 2004 ed è stato successivamente trasmesso al Dipartimento Aiuti Umanitari della Repubblica di Bielorussia (Minsk), che ha concesso al progetto l'opportunità di poter usufruire delle agevolazioni fiscali previste dalla legislazione bielorussa per gli aiuti umanitari. Il Protocollo è stato anche trasmesso allAmbasciata Italiana in Bielorussia (Minsk) e all'Ambasciata della Repubblica di Bielorussia in Italia (Roma), a cui stato presentato ufficialmente in apposite riunioni.
Nel mese di Luglio 2004, inoltre, è stato aperto un apposito conto bancario in Bielorussia dedicato al progetto e dove è stata depositata immediatamente l'intera somma necessaria per l'acquisto della struttura da adibire a Casa-famiglia.
Nel mese di Settembre 2004, è stata acquistata una bellissima casa di circa 160 mq. presso il villaggio di Begoml.
Il 30 Ottobre 2004, è stata ufficialmente inaugurata a Begoml la Casa-famiglia.
Il 2 Dicembre 2004 è stata organizzata una presentazione pubblica del progetto a Roma, in Campidoglio, a cui hanno partecipato anche i partner bielorussi ed italiani firmatari del Protocollo, nonchè lAmbasciatore bielorusso, rappresentanti del Parlamento Italiano e del Comitato Minori Stranieri.
Il progetto è finanziato da molte famiglie italiane, che versano mensilmente un proprio contributo a titolo di adozione a distanza.
Il progetto pone quali premesse alla sua attuazione:

  • il rispetto degli intenti esposti nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani
  • il rispetto delle norme generali che regolano i rapporti di cooperazione internazionale
  • il rispetto del principio di non discriminazione sancito dal Trattato di Amsterdam (art. 13), che valorizza nel concreto la persona con disabilità come individuo, parte sociale attiva, detentore di diritti e di doveri umani, morali, sociali, economici, culturali
  • l'attuazione delle Raccomandazioni espresse dalla Commissione Europea in occasione dellAnno Europeo delle Persone con Disabilità 2003
  • la conformità a quanto indicato in tema di sviluppo sociale nella Dichiarazione di Copenaghen nel Marzo 1995, in spirito di cooperazione e solidarietà fra le Comunità locali italiane e bielorusse e di amicizia tra i cittadini italiani e bielorussi

Il progetto "Pinocchio - Casa delle Arti e dei Mestieri per adolescenti con disabilità psichica" continua ed approfondisce le attività avviate fin dal 1995 tra l'Associazione e l'Internato per bambini oligofrenici di Begoml (Bielorussia), che, partendo dall'accoglienza dei bambini bielorussi nelle famiglie italiane, hanno avuto il duplice scopo dell'integrazione sociale e culturale di persone con disabilità e della promozione di modalità culturali e di comunicazione sociale, che coniugassero insieme tradizione letteraria e teatrale, innovazione tecnologica ed impegno civile e sociale.
Il progetto "Pinocchio - Casa delle Arti e dei Mestieri per adolescenti con disabilità psichica" prevede l'implementazione di un Sistema che, a partire dallInternato di Begoml, sviluppi un luogo che sia contemporaneamente un laboratorio artigianale-tecnologico-espressivo e Casa-famiglia per i bambini/ragazzi bielorussi. Attraverso le attività proposte, si vuole proporre alla Bielorussia ed all'Europa il problema della de-istituzionalizzazione dei bambini bielorussi ospiti degli Internati e dell'inserimento lavorativo e sociale/culturale degli stessi. Per favorire la loro professionalizzazione e la loro autonomia personale, si utilizza larte-terapia, affiancando alle tradizionali attività di recitazione, musica e danza quelle artigianali di falegnameria, scenografia e sartoria teatrale. Una delle attività sviluppate legata a percorsi di recupero delle residue capacità dei bambini con disabilità attraverso l'utilizzazione delle nuove applicazioni informatiche e tecnologiche.
Il progetto pone la rete sociale quale strumento di integrazione sociale. Pertanto, i risultati attesi sono quelli relativi al miglioramento della condizione sociale e lavorativa dei bambini con disabilità bielorussi dell'Internato di Begoml e di un rallentamento dell'istituzionalizzazione e della medicalizzazione dei bambini con handicap mentali gravi.
Il percorso progettuale prevede come attività un lavoro di animazione di comunità per favorire anche l'inserimento in fabbriche statali, la formazione di operatori sociali di sostegno ai bambini con disabilità e la creazione di nuove attività lavorative. In tal senso, l'innovatività del progetto è anche nell'utilizzare un laboratorio teatrale, per perseguire uno degli obiettivi fondamentali della rete sociale: quello di attivare, recuperare e valorizzare le risorse presenti in un determinato territorio o, più in generale, nella Società civile, ampliando la partecipazione e l'integrazione sociale nel processo di risoluzione di specifici problemi o bisogni. La rete sociale non è soltanto uno strumento di valorizzazione delle potenzialità e delle risorse presenti, ma è un mezzo di ricostruzione del tessuto relazionale.
Il piano di sviluppo ulteriore del progetto in Bielorussia prevede azioni di consolidamento della presenza di un gruppo di persone con disabilità nel villaggio di Begoml (dove stata avviata la Casa-famiglia), che necessariamente passa attraverso l'accettazione da parte degli abitanti del villaggio e il riconoscimento delle potenzialità dei ragazzi e dei servizi di utilità pubblica, che rendono e/o possono potenzialmente rendere. Tale attestazione passerà attraverso azioni di diffusione del modello, incontri con altri Internati per bambini con disabilità, laboratori ludico-artistici con Scuole per giovani senza disabilità, scambi con Amministrazioni Pubbliche comunali, provinciali, regionali e nazionali. Diverse richieste sono giunte anche da famiglie italiane, in apprensione riguardo al futuro di ragazzi da esse accolti per tanti anni in Italia, che, in questi mesi, concluderanno il percorso formativo della Scuola Professionale, a cui sono stati inviati dopo la conclusione dell'esperienza presso l'Internato di Begoml. Tali famiglie sono disponibili ad acquistare delle case ai suddetti ragazzi e a seguirli a distanza, nel loro difficile percorso di integrazione sociale e lavorativa. Il progetto avviato in Bielorussia può certamente mettere a disposizione operatori ed attività specifiche, per favorire l'autonomia personale e la responsabilità individuale, ma è necessario approntare anche particolari azioni di sensibilizzazione degli abitanti del villaggio, affinchè la presenza di un elevato numero di giovani con difficoltà non diventi occasione di contrapposizione e di discriminazione. In tal senso, è vista anche la legislazione bielorussa, che prevede che, a fronte di una residenza in uno specifico luogo, corrisponda un'attività lavorativa, occorre avviare nuove attività, anche lavorative, che valorizzino il territorio comunale e che offrano concrete opportunità lavorative ai ragazzi inseriti nel progetto.
Il passaggio dall'attività di arte-terapia (utilizzata fin qui per favorire l'autonomia personale e la socializzazione dei giovani della Casa-famiglia) ad attività di animazione locale, di costruzione della rete sociale, di mainstreaming e di pre-professionalizzazione può costituire una prima tappa per l'integrazione sociale e culturale dei suddetti giovani nel villaggio di Begoml. Nel contempo, la presenza di parecchi giovani con difficoltà nel villaggio di Begoml non sarà più elemento di disturbo per gli abitanti, ma assumerà una valenza positiva, in quanto attraverso di essi può passare una valorizzazione ed un rilancio economico dell'intero territorio comunale: indirettamente, sarà veicolo per nuove e concrete opportunità di integrazione sociale e culturale.